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OPERATORE C.A.D – C.A.M. - Benevento

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Il numero delle aziende che si affacciano al mercato dell’ICT cresce vertiginosamente, ma parallelamente le risorse umane qualificate diventano sempre più esigue. Questo problema, comunemente chiamato “Skill Shortage”, tocca vicino sia i venditori di tecnologia, sia le aziende che hanno sempre maggiori difficoltà a reperire personale in grado di rispondere alle problematiche legate alle più recenti tecnologie dell’ICT. La situazione appare paradossale se si considerano i problemi di occupazione che i giovani del nostro paese incontrano.

Quanto detto finora per l’Italia diventa ancora più drammaticamente vero quando si va ad analizzare la situazione delle regioni del Mezzogiorno. In sintesi, il comparto dell’ICT nel Mezzogiorno sconta una tendenza all’innovazione ed all’automazione inferiore rispetto ad altre aree, per caratteristiche tipiche della società e dell’economia del Mezzogiorno. Come mette in evidenza il rapporto “Tecnologie ICT e Mezzogiorno: ruolo e opportunità di sviluppo”, redatto dallo SMAU ricerche, anche nell’ICT, come del resto in molti comparti dell’economia del Mezzogiorno, alcune caratteristiche emergono chiaramente: economia sommersa oltre misura, struttura economica generale basata su una moltitudine di piccole imprese e microimprese, una forte influenza sulle poche medie e grandi organizzazioni di scelte di investimento e di spesa operate al Nord dalle capogruppo e caposettore, che spesso impongono l’intervento di fornitori provenienti da bacini geografici esterni al Mezzogiorno stesso. Allo stato attuale è opportuno focalizzare quindi interventi e iniziative sul mercato locale e sull’espansione verso il mercato nazionale, tenendo presenti alcuni aspetti critici: ad esempio, esistono indubbie sinergie tra territorio, innovazione e aziende, e lo sviluppo della capacità di offerta locale e il rafforzamento dei suoi vantaggi competitivi e la valorizzazione dei suoi asset (presenza di risorse con skill, offerta di formazione, presenza di piccole imprese) generano un miglioramento dell'attrattività del Mezzogiorno in termini di area geografica in cui localizzare specifiche attività della filiera produttiva dell'ICT, che a sua volta può contribuire alla crescita economica complessiva. Nel Mezzogiorno è presente, come detto in precedenza, una moltitudine di microimprese, attive anche in ambito ICT, che se adeguatamente supportate e governate, ed attraverso lo “sfruttamento” di componenti tecnologiche avanzate quali ad esempio le infrastrutture di rete, capaci di abbattere le distanze geografiche, possono rappresentare uno strumento importante ed efficace di trasferimento e diffusione di competenze sul territorio locale. Le competenze già in essere nel Mezzogiorno debbono essere considerate come un asset di prima grandezza, e quindi da valorizzare come tale: anche il Mezzogiorno può diventare motore dell'innovazione, in primis ma non esclusivamente a livello locale. Per fare ciò è necessario che gli enti pubblici e privati in grado di fornire formazione si coordinino al fine di formare in breve tempo un gran numero di professionisti qualificati in grado di dare una risposta concreta al problema dello Skill Shortage. La situazione attuale in Campania mostra una forte domanda di professionalità acclarata nell’ambito dell’ICT, ma una scarsa propensione delle imprese

campane a fornire formazione in tal senso.

Più in generale si può affermare che nel Mezzogiorno non esiste una realtà industriale “media”: alle punte di eccellenza di impianti modernissimi come tecnologie ed organizzazione, si affiancano imprese che insistono sul mercato locale, che domandano servizi e competenze per proiettarsi su una dimensione più ampia. In questo momento, quindi, le aziende hanno la necessità di avere risorse umane già formate in modo di poter ridurre al minimo la fase di start up iniziale. In una situazione così ben delineata dal punto di vista aziendale e con uno skill shortage che assume valori sempre più significativi è evidente che in Campania la risoluzione del problema, almeno in una fase iniziale, deve essere demandata agli enti pubblici ed in particolare l’ambiente scolastico e quello accademico.

E’ evidente che i profili che si andranno a formare dovranno essere caratterizzati da skill e professionalità specifiche e altamente qualificate, allineate alla domanda espressa dal mercato in termini di Know How e di puntualità nei tempi di immissione delle risorse stesse sul mercato del lavoro. In sintesi gli enti formatori devono essere in grado di fornire le competenze richieste dal mercato, quando le richiede e con un livello di specializzazione adeguato allo stato dell’arte del mercato stesso.

Da più parti, a livello sia nazionale sia internazionale, è stata indicata come causa dello skill shortage l'insufficienza e l'inadeguatezza degli attuali livelli di formazione delle risorse: la formazione appare quindi come il principale strumento per superare il problema della mancanza di risorse.

Il ruolo del sistema della formazione nel Mezzogiorno assume valenza strategica qualora sia in grado di produrre e rendere disponibili competenze in materie tecnologiche o ad esse annesse, allineate alle reali esigenze del mercato in tempi giudicati utili e accettabili dal mercato stesso. La disponibilità di risorse in ritardo rispetto al momento in cui si manifesta il bisogno equivale ad una loro indisponibilità nel contingente e probabilmente anche in prospettiva, che non porta benefici. La soluzione dei problemi derivanti dallo skill shortage sta innanzitutto in adeguate e mirate iniziative di formazione e riqualificazione, sviluppate promovendo una stretta collaborazione tra settore ICT e mondo dell’istruzione e della formazione, tese alla creazione di bacini di risorse umane le cui caratteristiche siano coerenti con i bisogni del mercato.Dal punto di vista della scelta dei corsi e delle figure professionali da formare, la situazione campana non differisce molto da quella nazionale: il rapporto Federcomin-Anasin “ICT: le figure professionali”, presentato il 4 dicembre 2000 al Senato, identifica in tredici le figure professionali che attualmente il mercato ha difficoltà nel reperire. Lo studio condotto sulla base delle esigenze attese dal mondo del lavoro ha portato, infatti, alla definizione di 13 figure professionali e alla realizzazione di percorsi formativi per la Net Economy, con l'obiettivo di arrivare ad una formazione tecnica di qualità e sui grandi numeri, sulle tecnologie innovative all'interno delle Istituzioni Formative (scuola, università, formazione professionale).

Più in dettaglio le figure identificate sono: Tecnico di reti locali, Specialista di sistema in ambienti di rete locale, Gestore di reti, Specialista di sistema in ambiente Web, WebMaster, Progettista di software applicativo, Progettista di architetture software, Esperto in linguaggi e tecnologie multimediali, Operatore CAD-CAM, Specialista di sistemi di telecomunicazione, Consulente commerciale, Analista programmatore Object Oriented, Responsabile di Marketing e vendite in area E-Business, Esperto Erp.

 

Il corso è organizzato da Formazione In che opera a livello nazionale grazie ad un qualificato portafoglio di soluzioni e competenze.

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Al termine del corso con esame si conseguirà una Qualifica Professionale riconosciuta dalla Regione Campania.

 

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